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Era un periodo della mia carriera in cui saltavo da una produzione ad un’altra utilizzando Pandoras Box, uno dei software più complessi sul mercato, per mettere in onda dei video mapping che il più delle volte erano semplici, semplicissimi.

Scatta la foto, crea la reference, crea il contenuto, tara la reference con il media server sul proiettore e riproduci il contenuto. Sempre la stessa routine.

Che si trattasse di produzioni grandi o piccole, il pattern che si ripeteva davanti a me era sempre lo stesso. Io avevo tra le mani un dispositivo che permetteva ben altro:

generazione di contenuto in tempo reale, compositing di immagini e video, sincronizzazione con luci e molto altro. Tuttavia, nella maggior parte dei casi l’iter era sempre quello: foto – reference – video.

Inoltre, lo strumento che usavo non era per niente competitivo in termini economici. I costi erano sempre alti, la complessità pure. Il caso più eclatante fu nel 2013: lo utilizzai per un’installazione in un negozio di arredamento. Proiettori da 500 ANSI lumen e omini animati che saltavano su e giù dalle mensole.

omini animati che saltano sulle mensole
Un budget risicatissimo. Per evitare di lasciare nell’installazione media server, cavi e complicazioni varie per i quali nessuno avrebbe mai pagato, ho prima mappato i contenuti e poi esportato l’output su delle SD card che, infine  ho fatto leggere al proiettore. Un calvario di lavoro che ha avuto senso solo per il fatto che la cosa durava in tutto 3 giorni.

Tornato da Milano ho elaborato tutta questa esperienza e ne è scaturito il pallino più folle della mia vita:

Adesso lo creo io, il media player per il projection mapping.

Non c’era alcuna risorsa a disposizione. Puntavo a un prodotto che non esiste in un mercato che non esiste. Perché non buttarsi in un’avventura così folle?

Chiamai l’unica persona che conoscevo che poteva accettare di lavorare ad un progetto così: Stefano Piermatteo.

Arrivarono lui e Davide e iniziammo. Lavoravamo nel tempo libero, fra una produzione e l’altra, visto che non avevamo cercato finanziamenti o sostegno alcuno per la nostra idea. Le idee stesse, lo confesso, non sono sempre state chiare. La metà delle difficoltà che abbiamo dovuto superare per arrivare sul mercato avrebbero potuto bastarmi per convincermi a desistere.

Alla fine ci siamo riusciti ed è nato KU, un prodotto che è solo la base di quello che è il mio progetto di player multimediale.

Il costo è ancora troppo alto e mancano i protocolli di comunicazione con il dispositivo per automatizzare le installazioni.

Sto lavorando per reperire le risorse per dare nuova vita al progetto, cosciente del fatto che comunque il mercato della luce proiettata è ai propri albori. La tecnologia non è ancora matura, i video proiettori sono ancora visti e costruiti come macchine da appendere al soffitto in bella vista per creare uno schermo, quando in realtà nel projection mapping le esigenze principali sono la flessibilità di installazione e, soprattutto, il design dell’oggetto di proiezione.

L’interesse delle persone e le richieste di informazioni continuano ad arrivare e questo mi da una gran forza per andare avanti. Grazie a tutti quelli che mi sostengono e che credono nel sogno della luce proiettata.

Se vuoi dare uno sguardo più approfondito al sito di KU lo puoi visitare al seguente link:

www.kuprojection.com

Appena ci saranno novità sul progetto le posteremo su questo articolo e, se ti iscrivi alla mia mailing list, le riceverai direttamente nella tua posta.

Grazie,
M.

 

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