Sei un Lighting Designer? Ecco perché dovresti interessarti anche di tecnologia video

Oggi scrivo un articolo per i miei colleghi Lighting Designer.

Lo ripeto spesso, forse troppo spesso, ma penso che luci e video sono e saranno sempre di più la stessa cosa: entrambe le tecniche fanno parte del grande mondo dell’illuminazione, sempre più integrati sotto quell’unico cappello e temi sempre diversi dall’audio.

È pur vero che la tecnologia per controllare i video–  i media server – è gestibile da una console luci. Tuttavia, ci sono tecnici sufficientemente nerd (come me) da essere in grado di gestire entrambe le tecnologie. Vedo, comunque, che molti Lighting Designer hanno una certa repulsione per questi nuovi strumenti. 

Beh, secondo me sbagliano, anzi, credo proprio che in questo modo si stiano scavando la fossa da soli.

Prima o poi, arriverà nel loro ambiente un ragazzetto in gamba ed esperto di entrambe le tecnologie che li metterà in difficoltà nei confronti del cliente; allora si pentiranno amaramente di non essersi impegnati per studiare ciò che di nuovo si presentava alla loro porta e per non essersi mantenuti aggiornati. 

Dividerei comunque questo discorso in due parti: quella creativa e quella tecnica.

Spesso un Lighting Designer si deve occupare di tutta l’immagine della scenografia. Essendo le luci l’aspetto fondamentale, spesso il video è visto da loro come una rottura di scatole da gestire con questi video maker (amici dell’artista o dell’agenzia) che 2 volte su 3 arrivano senza conoscere quello che è il tuo mondo di Lighting Designer: un mondo fatto di segnali, controllo DMX, persone che devono predisporre il funzionamento di ciò che ti serve e tanta fretta perché lo show deve andare in scena. 

Ma, essendo appunto il Lighting Designer a doversi occupare dell’immagine dell’installazione, dovrebbe essere sua premura preoccuparsi anche di quali contenuti, di quando faranno parte dello show e di quali superfici le accoglieranno.

Può spesso riuscire difficile ragionare in termini tecnici della parte video; del resto, un Lighting Designer, nella sua parte creativa, può anche farne a meno, se riesce a delegare la parte tecnica a qualcuno. Rimane però importante che se ne occupi, con l’obiettivo di valorizzare i messaggi che l’artista o l’architetto di turno vogliono veicolare attraverso le immagini, e che integri tutto questo contenuto nell’opera illuminotecnica. 

Un approccio che rende tutto più facile è quello di pensare al video come una sorgente luminosa, quasi fosse un gigantesco proiettore di diapositive (soprattutto nel caso del video mapping, ad esempio). Il video è pur sempre luce: l’unica sostanziale differenza è che il video porta con sé un contenuto, che ovviamente è spesso deciso da un insieme di persone e quasi sicuramente non dal Lighting Designer stesso.

Sì, gestire il video significa intrattenere una relazione con altre persone, interagire, discutere e decidere insieme.

Mostrare quindi reticenza verso questo strumento non è solo un atto di scarsa professionalità, ma può essere anche una mancanza di rispetto verso chi ti sta pagando il salario. 

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, c’è in realtà poco da dire. Ci vogliono skills informatiche, bisogna sapere usare bene i computer, essere un pizzico nerd. Se sei uno di quei Lighting Designer nati nella generazione che non aveva i cellulari, il mio spassionato consiglio è: “trovati qualcuno di giovane, fidato ed in gamba che ti aiuti con tutto ciò che è la parte tecnologica della gestione del video”. Se tu ti occuperai di mantenere una visione d’insieme dello show, inclusiva di parte video e di tutto il resto del materiale che stai accendendo, avrai già risolto il problema più grande e sicuramente realizzerai un ottimo lavoro. 

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